Di Leonardo Dini, Filosofo, Guest Professor in Cultura Italiana presso il Politecnico universitario nazionale di Lviv per l'anno accademico 2024-2025, Responsabile del Dipartimento Esteri della Democrazia Cristiana

Di Leonardo Dini, Filosofo, Guest Professor in Cultura Italiana presso il Politecnico universitario nazionale di Lviv per l'anno accademico 2024-2025, Responsabile del Dipartimento Esteri della Democrazia Cristiana Una testimonianza diretta da Lviv Trovandomi a Lviv Leopoli sia a luglio che il 20 agosto, durante i più recenti attacchi russi all'oblast, ho constatato direttamente quale sia la realtà effettuale, ben lontana dalle dichiarazioni formali di Trump e Putin, in riferimento al dopo vertice Russo Americano di Anchorage, e a quelle di Trump dopo il vertice con i leader europei a Washington. Il centro storico di Leopoli è patrimonio universale dell'Unesco e sta subendo, esattamente come avviene per Kiev e Kharkiv - le due maggiori città ucraine, una demolizione progressiva mediante i bombardamenti che devastano la città e fanno strage di civili. Una guerra “infinita” Gli abitanti di Lviv definiscono "infinita" questa guerra e così si presenta di fatto, più simile alle guerre secolari medioevali che ai conflitti moderni: perfino la Seconda Guerra Mondiale durò 5 anni e mezzo dal 1939 al 1945, qui siamo già verso il quarto anno consecutivo ma la guerra nasce nel 2014 dunque ben 11 anni di guerra: quasi un equivalente della guerra americana in Vietnam dal lato russo. Gli ucraini, la popolazione vive con rassegnazione ma anche con coraggio un’ esistenza normale nonostante la guerra, così come fecero, loro malgrado, gli italiani coraggiosamente nel lontano 1943-1945, resistendo a tutto e a tutti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il rischio per l’Europa e per il mondo La posta in gioco in Ucraina è alta, ribadisce lo stesso Trump: russi e americani sono entrambi consapevoli del rischio di una guerra in Europa ma gli americani, oggi isolazionisti e geopoliticamente egoisti, non intendono salvare l'Europa una terza volta dopo le prime due guerre mondiali. Intanto gli appelli frequenti del Santo Padre Leone XIV, ribaditi nella Giornata Mondiale della Gioventù, così come quelli del Papa Francesco per una pace giusta, rimangono inascoltati mentre, esattamente come quelli del Segretario Generale dell'ONU Gutierres, dovrebbero costituire lo spunto e la road map per indirizzare il mondo a una nuova pace stabile. Intanto si sviluppano nel mondo in Thailandia, in Venezuela, a Taiwan e soprattutto nella martoriata Gaza, focolai di questa guerra mondiale a pezzi come la definiva Papa Francesco. Per gli Ucraini la guerra in corso è una guerra di indipendenza, né più né meno delle guerre di indipendenza che hanno condotto l'Italia a emanciparsi dal dominio straniero fra il 1800 e il 1918. Ucraina, nuovo confine tra Oriente e Occidente Se negli anni '80 al tempo della Guerra Fredda brezneviana l'Ucraina ospitava gran parte delle testate nucleari russe puntate su l'Europa, oggi il Donetsk e le regioni Oblast di Zaporijjia e Kherson e Crimea e la Bielorussia intera sono sistematicamente trasformate in piattaforma di lancio non solo di droni e missili verso l'Ucraina ma anche di minaccia verso i confini orientali europei e il Dniepr così come l'Ucraina occidentale sono divenuti il Limes, il confine fra occidente e oriente, fra EurAmerica e EurAsia , tra democrazie e totalitarismi, mentre uno sviluppo pacifico e dialogante tra Unione Europea e Unione EuroAsiatica sarebbe uno sviluppo logico e pacifico per una prospettiva per il dopo guerra. Armi, ricostruzione e futuro europeo Intanto da entrambe le parti si fa macroeconomia mediante gli affari della produzione e vendita di armi, con un metodo molto crudele e cinico e ben poco politico e saggio. Intanto si allestisce una ipotetica ricostruzione post bellica che si traduce in un colossale giro d'affari sia dal lato europeo e anglo americano e turco per l'Ucraina occidentale sia per russi e cinesi e arabi in Ucraina orientale. Secondo un recente sondaggio rilanciato anche da Ukraine Net oltre la metà dei cittadini ucraini immaginano il loro futuro fra 10 anni nella Unione europea. Un'Unione Europea che se sopravviverà ai venti di guerra includerà i controversi paesi balcanici nel frattempo e forse troverà il modo per costruire quella Europa dei cittadini e delle regioni e ponte fra civiltà di Asia e Africa e civiltà americane e occidentali che tuttora manca.


