C’è stato e c’è ancora un solo Partito in Italia che dalla sua fondazione nell’anno 1943 ad oggi ha avuto come vocazione l’istanza sociale che con i suoi principi di solidarietà, sussidiarietà e giustizia sociale mutuati dal pensiero innovativo di Don Luigi Sturzo, in oltre cinquant’anni di storia ha promosso battaglie sociali di cui ancora oggi tutti noi beneficiamo: dalle politiche in materia di sicurezza sul lavoro, alla promozione della creazione dei sindacati, dalla copertura previdenziale alla sanità pubblica, dalla promozione dell’istruzione al contrasto delle disuguaglianze tra il Nord e il Sud del nostro Paese. Sempre mantenendo il focus dell’attenzione sulla rilevanza della Persona intesa come essere unico e irripetibile e della Famiglia quale pilastro della nostra società. La Democrazia Cristiana ancora oggi, con ripreso vigore deve rappresentare un punto fermo per le cittadine e i cittadini che si sentono portatori dei valori Cristiani e Democratici di libertà, giustizia ed inclusività, dove nessuno venga lasciato indietro. Gli ambiti di lavoro nel Welfare State sono molti e con molteplici sfaccettature, raccogliere l’eredità dei Padri Fondatori significa accettare una sfida: riprendere in mano le redini del nostro futuro in un’ottica di modernità senza tuttavia distoglierci dagli insegnamenti dei nostri illustri predecessori. La promozione del bene comune rappresenta ancora oggi il nostro imperativo categorico. Sono trascorsi dieci anni dalla stesura della Carta di Pordenone, il protocollo di intesa che mira alla promozione di una rappresentazione rispettosa dei generi nei media e alla diffusione dei principi di uguaglianza tra donne e uomini. Eppure, è evidente che gli stereotipi di genere esistono e sono diffusissimi nei vari ambiti della vita civile e politica. Le donne che nel nostro Paese si impegnano in maniera continuativa, esclusiva o prevalente della Res Publica sembrano molte ma in realtà, come in altri contesti professionali esse non occupano ruoli apicali e rimangono per lo più relegate ad un ruolo subalterno al maschile. Nell’attuale XIX Legislatura della Repubblica Italiana le donne rappresentano il 33,6% con 203 presenze tra Camera e Senato; tuttavia, entro il 2026 l’Unione Europea ha fissato l’obiettivo del 40% di rappresentanza femminile nei consigli regionali. Anche se il numero delle donne che si laureano è significativamente più alto di quello degli uomini, continuano a subire una forte disparità nel mercato del lavoro; l’Italia ha, rispetto al resto dell’Europa, un tasso di occupazione femminile ancora tra i più bassi. Le donne che decidono di avere figli spesso subiscono straining sul luogo di lavoro e mobbing al loro rientro dopo la maternità, andando a compromettere il benessere emotivo in un momento così significativo nella vita della donna e del neonato. Il maternity blues e la depressione post partum sono argomenti di cui si parla solo quando diventano casi da gogna mediatica, analogamente avviene riguardo alle difficoltà incontrate delle famiglie monoparentali sulle quali si interviene di rado e con sostegni sporadici e inadeguati. Molto spesso non ci soffermiamo a riflettere sul fatto che la funzione di caregiver nelle famiglie italiane è svolto quasi esclusivamente dalle donne. I nuclei familiari con persone anziane, persone portatrici di una malattia cronica o degenerativa, persone portatrici di una qualche forma di disabilità fisica o psichica sono spesso lasciate senza un adeguato sostegno quando invece necessiterebbero di una presa in carico globale da parte dei Servizi Territoriali per un intervento multidisciplinare rivolto alla promozione del benessere, dell’autonomia e della dignità personale dell’individuo. Talvolta anche l’inserimento di un bambino all’asilo nido pubblico rappresenta una difficoltà che può portare alla decisione per una madre di rinunciare al proprio lavoro per occuparsi dei figli e della casa. È doveroso ricordare che la Violenza Economica rappresenta una delle forme di violenza domestica più diffusa anche nel nostro Paese. La Violenza di Genere e la Violenza Domestica esprimono un’emergenza sociale che non dobbiamo e non possiamo disattendere negli interventi a carattere sociale. L’Italia ha ratificato nel 2013 la Convenzione di Istanbul entrata poi in vigore nel 2014 e benché il trattato del Consiglio d’Europa rappresenti un documento vincolante per gli Stati firmatari e molto si sia fatto in questi anni, molto ancora rimane da fare, soprattutto riguardo alle comunità rifugio, alle case protette, ai progetti di intervento per il reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza ma anche per il trattamento degli uomini violenti all’interno delle relazioni affettive. Circa il 56% delle donne che si reca presso i Centro Anti Violenza ha figli minorenni: è proprio la presenza di figli a rallentare o a distogliere le donne dalla fuoriuscita da relazioni familiari altamente disfunzionali. Le donne vittime di violenza domestica portano dentro di loro il peso del trauma, dei sensi di colpa e del danneggiamento della percezione della propria autostima a causa di anni di violenza psicologica subita da parte del partner o ex partner. Il numero dei femminicidi rimane ad oggi significativamente alto pur essendo decresciuto costantemente dall’ anno 2013. In Italia sono ad oggi circa 2000 i Bambini o gli Adolescenti così detti Orfani Speciali (figli di donne uccise dal partner o ex partner) benché tutelati e sostenuti dagli interventi promossi della Legge n. 4 del febbraio 2018 sono in realtà spesso dimenticati. Il recente rapporto del CISMAI (Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) commissionato dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha evidenziato che dei 77.493 bambini e adolescenti vittime di maltrattamento presi in carico dai Servizi Sociali in tutta Italia, il 32,4% è vittima di Violenza Assistita. Dobbiamo intendere per Violenza Assistita l’esposizione costante alla violenza familiare che costringe i bambini a doversi confrontare con comportamenti violenti, provocando un danneggiamento evolutivo che può coincidere con la normalizzazione dei comportamenti osservati, l’interiorizzazione di modelli relazionali disfunzionali e i meccanismi identificativi distorti (identificazione con la vittima o con l’aggressore). Ricerche italiane ed europee hanno evidenziato che i bambini o gli adolescenti che fanno esperienza di violenza assistita all’interno della propria famiglia possono diventare con maggiore incidenza degli altri bambini autori o vittime di bullismo o cyberbullismo, aspetto di non scarsa importanza per chi si confronta con le molteplici esigenze del mondo della scuola. Il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo hanno esordio sempre più precoce, coinvolgendo persino bambini della scuola primaria. La Scuola è da sempre l’osservatorio privilegiato delle varie forme di disagio riscontrate nei bambini e negli adolescenti come l’Incuria, la Discuria, l’Ipercura, i Disturbi del Comportamento Alimentare (anoressia, bulimia e binge eating disorder), le neurodivergenze e tutte le molteplici problematiche legate ai disturbi dell’apprendimento. La Scuola è oggigiorno sempre di più luogo di formazione didattica di alto livello ma anche di accoglienza, inclusione ed interculturalità. I minori stranieri non accompagnati (MNSA) che per la Legge n. 47 del 2017 non possono essere respinti, erano al 31 dicembre 2024 18.625, per lo più maschi tra i 16 e i 17 anni, inseriti in strutture di prima accoglienza, come previsto dal Decreto Legislativo n. 42 del 2015, non sempre adatte ai bisogni evolutivi di un minore o che garantiscano il loro superiore interesse. Sicuramente dovremmo interrogarci se viene garantito il supremo interesse di quei minori che vivono con la loro madre all’interno degli Istituti di Pena quando la Legge Simeone-Saraceni, n.165 del 1998 prevede tra le molte innovazioni, anche la possibilità per le mamme detenute per reati non gravi (art. 90 e 94 del testo unico 309/ 90) di scontare la pena o il residuo della pena in strutture alternative al carcere. Il welfare di un grande Paese come il nostro dovrebbe sostenere i cittadini nelle varie fragilità che l’individuo potrebbe incontrare nell’arco del ciclo di vita con interventi sempre più mirati alla promozione della autonomia e della dignità della persona. La dignità personale passa anche attraverso il diritto di curarsi con il Sistema Sanitario Nazionale nella regione di residenza senza dover intraprendere viaggi della speranza lontano da casa. È indispensabile garantire il supporto alle famiglie nei momenti di difficoltà e il diritto all’istruzione a tutte le bambine e i bambini. Mettere l’individuo al centro deve rappresentare un imperativo categorico per poter migliorare il benessere percepito in tutte le persone, in quest’ottica gli interventi devono essere assolutamente trasversali rispetto ai diversi orientamenti politici, il Bene comune non deve avere bandiera politica. San Leonardo Murialdo, il grande Santo torinese che ha promosso in maniera del tutto innovativa e originale iniziative a favore dei giovani e che per primo ha dato voce ai diritti dei lavoratori con l’Unione Operai Cattolici (1871) , parlava di straordinarietà nelle cose ordinarie, ecco: occuparsi degli Uomo non dovrebbe rappresentare nulla di straordinario, tuttavia, solo riportando l’attenzione sulla centralità dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature e ai suoi bisogni potremmo davvero muovere un primo passo verso quella che Aristotele nell’Etica Nicomachea chiamava l’Etica Pubblica ovvero il raggiungimento del Bene Comune.

Dott.ssa Costanza Stoico Responsabile del “Dipartimento problemi delle famiglie, violenza di genere, femminicidio, bullismo e adescamento on line”

