Di Elisabetta Trenta Roma, 20 giugno 2025 Il 20 giugno è la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare il coraggio, la forza e la resilienza di milioni di persone costrette a fuggire dal proprio paese a causa di guerre, persecuzioni e violenze. È un giorno che ci interpella come individui e come comunità politica. Perché un rifugiato non è un numero, né una minaccia: è una persona. E la sua tutela è un dovere morale e giuridico, sancito dal diritto internazionale. È importante chiarire la differenza tra rifugiati e migranti. I rifugiati sono persone che hanno attraversato un confine internazionale per sfuggire a gravi pericoli: guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani. I migranti si spostano per motivi economici, familiari o ambientali. Solo i rifugiati godono della protezione prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951, firmata da 149 Stati, tra cui l’Italia, e dal Protocollo del 1967. Questa Convenzione impone agli Stati il rispetto del principio di non respingimento e stabilisce il diritto all’accoglienza dignitosa e alla protezione giuridica. Un impegno che non può essere disatteso. Qualche numero per capire Secondo i dati dell’UNHCR, aggiornati al 2024, le persone costrette alla fuga nel mondo hanno superato i 120 milioni. Di queste, oltre 43,3 milioni sono rifugiati, cioè persone che hanno attraversato un confine internazionale per cercare protezione fuori dal proprio paese. Nel 2024, in Europa sono state presentate circa 1,14 milioni di domande di asilo. In Italia, le domande sono state oltre 155.000, confermando la pressione crescente sui paesi di primo ingresso. Il tasso di protezione complessivo in Italia nel 2024 (che comprende status di rifugiato, protezione sussidiaria e speciale) è stato di circa 38,5%, mentre il 61,5% delle domande è stato respinto. Si tratta di una percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti, che solleva interrogativi sull’equità e l’omogeneità dei criteri applicati. L’articolo 10 della Costituzione italiana tutela il diritto d’asilo, riconoscendolo a chi è impedito nel proprio paese nell’esercizio delle libertà democratiche. In Italia è possibile ottenere lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o speciale, ma il sistema di accoglienza è fragile, disomogeneo e spesso oggetto di strumentalizzazione politica.Rifugiati e migranti: una distinzione che conta
Il ruolo dell’Italia: Costituzione e diritti


Ma il problema non è solo italiano. È europeo. La Convenzione di Dublino, nella sua formulazione attuale, stabilisce che il paese competente a esaminare una domanda d’asilo è quello di primo ingresso. Questo meccanismo ha scaricato per anni il peso dell’accoglienza sui paesi del confine meridionale dell’Unione – come Italia, Grecia e Spagna – senza prevedere una solidarietà effettiva tra tutti gli Stati membri. Tuttavia, oggi è evidente che il fenomeno migratorio non si esaurisce al Sud: interessa in modo crescente anche il confine orientale dell’Europa. La cosiddetta rotta balcanica, che attraversa la Serbia, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro, la Macedonia del Nord e l’Albania, porta i rifugiati fino in Slovenia, Croazia, Polonia e Germania, coinvolgendo tutta l’area centro-orientale dell’Unione. Tutti i confini dell’Europa, a Sud come a Est, sono oggi sotto pressione. Eppure il principio di responsabilità condivisa continua a essere disatteso. Serve un cambiamento radicale: bisogna riformare il diritto d’asilo a livello europeo, superare la logica del “chi prima accoglie, poi si arrangi” e costruire una solidarietà vera, che coinvolga tutti gli Stati, senza eccezioni. Al tempo stesso, dobbiamo pretendere il rispetto del diritto internazionale da tutti: da chi respinge i rifugiati in mare o alle frontiere, ma anche da chi alimenta i conflitti con guerre preventive, interventi selettivi, o azioni che non distinguono tra obiettivi militari e civili. Perché se non si fermano i conflitti, se non si proteggono i civili, se non si investe davvero nella pace e nella stabilità, i richiedenti asilo continueranno ad aumentare. E non sarà né giusto né utile continuare a trattare la loro presenza come un’emergenza, anziché come una sfida politica globale da affrontare insieme. Come Democrazia Cristiana, diciamo con chiarezza: il diritto d’asilo non si tocca. Va difeso con coraggio, nella Costituzione e nell’Unione Europea. L’Italia non può restare sola, ma non può nemmeno girarsi dall’altra parte. L’Europa deve scegliere chi vuole essere: una fortezza cieca o una comunità di valori. Non si tratta solo di accogliere: si tratta di decidere se difendere l’umanità, la giustizia e la dignità, oppure rinunciare a ciò che ci rende davvero liberi. In questa Giornata Mondiale del Rifugiato, non giriamo lo sguardo. Guardiamo negli occhi chi chiede protezione. E ricordiamoci che nessuno, neanche in Europa, può sentirsi al riparo dalla storia: difendere il diritto d’asilo oggi significa proteggere anche il nostro domani. Per approfondire: https://www.unhcr.org/global-trends-report-2024 Il problema dell’Europa: Dublino, le rotte e le responsabilità condivise
Una scelta politica



