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La Democrazia Cristiana denuncia i rischi per la democrazia e i diritti
Roma, 29 maggio 2025 - La Democrazia Cristiana esprime forte preoccupazione per l’approvazione del Decreto Sicurezza 2025, avvenuta con voto di fiducia alla Camera il 27 maggio (201 favorevoli, 117 contrari, 5 astenuti). Seppur contenente alcune disposizioni utili – come maggiori tutele per le forze dell’ordine e misure contro le occupazioni abusive – il provvedimento nel suo complesso rischia di alterare profondamente il rapporto tra Stato e cittadino.
“La sicurezza non può mai essere costruita a scapito della democrazia,” afferma Elisabetta Trenta, segretaria nazionale della Democrazia Cristiana. “Non possiamo accettare che l’urgenza dell’ordine pubblico diventi la scusa per comprimere libertà fondamentali.”
Il decreto prevede l’estensione dell’uso delle armi agli agenti fuori servizio, la punibilità di comportamenti passivi nei CPR, ampie deroghe alle normative ambientali e urbanistiche per costruire centri di detenzione, e l’intervento rapido contro manifestazioni ritenute ostative, con criteri vaghi e discrezionali.
Ma l’aspetto più grave è contenuto nell’articolo 31. Questo modifica l’articolo 17 della legge 124 del 2007, ampliando in modo estremo l’elenco dei reati per i quali gli agenti dei servizi segreti possono essere autorizzati ad agire sotto copertura. Reati come la partecipazione o direzione di associazioni mafiose o terroristiche, l’apologia di delitti contro la personalità dello Stato, fino alla promozione di bande armate, potranno essere coperti da autorizzazione preventiva.
È un cambiamento radicale: la normativa precedente già consentiva autorizzazioni in casi straordinari, ma escludeva categoricamente i reati più gravi, come omicidio, sequestro o tortura, per i quali non era opponibile il segreto di Stato.
“Ho insegnato intelligence e conosco il valore cruciale dei nostri servizi. Ma proprio per questo so che servono limiti chiari, non zone grigie. Aprire varchi di impunità danneggia l’intero sistema di sicurezza,” dichiara Trenta.
A completare il quadro, due norme inizialmente presenti nel decreto sono state ritirate solo dopo forti pressioni istituzionali e civili: una prevedeva l’obbligo per i giornalisti di rivelare le proprie fonti nei procedimenti legati alla sicurezza nazionale; l’altra imponeva la collaborazione forzata tra enti pubblici, università e servizi segreti, in deroga alle leggi su privacy e trasparenza.
La Democrazia Cristiana chiede al Senato un riesame puntuale e responsabile, e invita tutte le forze democratiche a impedire che si consolidi un modello di gestione del conflitto sociale orientato più alla repressione che alla partecipazione.
La sicurezza non è solo controllo. È anche libertà. È anche giustizia. È anche democrazia.
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