Di Elisabetta Trenta Chi sosteneva che Trump avrebbe portato la pace, oggi è stato deluso. L’attacco lanciato da Israele e seguito dall’azione “chirurgica” degli Stati Uniti contro l’Iran rappresenta una decisione gravissima, non giustificata, che rischia di innescare un’escalation regionale – e non solo. Ai miei occhi, ciò che sta avvenendo non è molto diverso da quanto accadde con l’invasione dell’Iraq. Certo, qualcuno dirà che l’Iran stava costruendo la bomba atomica. Ma è una narrazione che ascoltiamo da quasi trent’anni: Benjamin Netanyahu la ripete dal 1995, facendone un pilastro della sua sopravvivenza politica. E mentre l’Iran è soggetto ai controlli dell’AIEA in quanto firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT), Israele non ha mai firmato l’NPT e non sottopone i suoi impianti nucleari al regime completo di ispezione internazionale. Per l’Europa, questa è l’ennesima dimostrazione della propria irrilevanza strategica, causata dall’incapacità di costruire una vera unione politica. Sì, in Iran esiste un’opposizione coraggiosa al regime oppressivo degli ayatollah. Ma un attacco esterno rischia di rafforzare il nazionalismo interno e di frantumare ogni speranza di unità nel cambiamento. In questi casi è il popolo, non solo il regime, a sentirsi colpito. Una pace imposta con la forza è una pace falsa, destinata a crollare. È tempo di restituire forza al diritto e alla diplomazia. Solo così si costruisce la pace.
Se l’obiettivo è un regime change, la storia ci insegna che ogni tentativo di questo tipo ha prodotto soltanto instabilità e frammentazione, mai vera democrazia o sicurezza.
La realtà è che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) non ha mai confermato le accuse israeliane. Anzi, come riportato dalla CNN, l’intelligence americana era al corrente che quelle informazioni fossero infondate.
Un’anomalia che molti paesi del Medio Oriente denunciano da anni, chiedendo che anche Israele venga sottoposto alle stesse regole. Ma nessuno ascolta.
E non si pensi che da tutto questo possa nascere qualcosa di buono: nessuna democrazia autentica nasce da bombardamenti imposti dall’esterno.
Non credo ai bulli che pretendono di piegare il mondo con la guerra. Ogni sforzo in questa direzione è, prima di tutto, un fallimento morale e politico.

